Agroalimentare
6 febbraio 2012

Alienazione dei terreni agricoli demaniali: Aiab scende in piazza

Č prevista per domani 7 febbraio alle 10 a Montecitorio una mobilitazione organizzata da Aiab, l’associazione italiana per l’agricoltura biologica. In piazza anche Slow Food e Terra Nuova, ALPA, ARI, Campagna popolare per l\'Agricoltura Contadina, Crocevia, Legambiente, Libera, Rete Semi Rurali.

LA DISMISSIONE DEI TERRENI DEMANIALI - A suscitare l’indignazione, come precisa la stessa Aiab, è il decreto-legge del 24 gennaio 2012 n. 1 “Cresci Italia”, con il quale il Governo Monti intende rilanciare lo sviluppo e la crescita economica del nostro Paese. Un decreto legge, ora in conversione, che è all’esame del Senato dove sarà votato in Commissione Industria il prossimo 9 febbraio e che include diverse provvedimenti che investiranno il settore agroalimentare: relazioni di mercato, contratti di filiera, accesso al credito e la dismissione dei terreni demaniali. “È proprio questo ultimo provvedimento che ci preoccupa - afferma Alessandro Triantafyllidis, presidente nazionale Aiab -. Il decreto prevede l’alienazione in misura stabile dei terreni agricoli demaniali che, tradotto in soldoni, significa la dismissione totale di un patrimonio comune importante come il suolo agricolo nazionale”.

LA POSIZIONE DI AIAB - “Nonostante il decreto individui nella promozione dell’imprenditoria giovanile e nell’ingresso di nuovi operatori “il mezzo” per la crescita del settore primario - afferma Triantafyllidis - la vendita all’asta o in trattativa privata suonano come una misura volta a fare cassa; una misura che richiedendo un forte investimento da parte degli imprenditori agricoli, privilegia solo le realtà già consolidate... Il classico caso in cui “il fine” diventa più importante del “mezzo”. Inoltre, la vendita dei terreni agricoli demaniali darebbe una occasione unica alle immense disponibilità di liquidità gestite dalla malavita organizzata (Mafia, Ndrangheta, Camorra...) di appropriarsi a prezzi di favore di una parte ingente del patrimonio alienato, facilitando il riciclaggio dei proventi illeciti.
L'alienazione dei terreni agricoli demaniali risulta inaccettabile, tanto più se consideriamo che negli ultimi 10 anni, nel nostro Paese, c’è stata una perdita della superficie agricola utilizzata pari a 300mila ettari, accompagnata da una riduzione del numero di aziende di circa un terzo (-32,2%) e da un processo di concentrazione dei terreni in un numero minore di aziende, tale da determinare l'aumento della superficie media aziendale (7,9 ha). Chiediamo pertanto una revisione immediata della norma.
L'invito, più volte lanciato, è che i terreni agricoli demaniali, anziché essere alienati, siano concessi in locazione. L’affitto garantirebbe a tutti i cittadini la tutela dei beni comuni quali il suolo e le foreste e garantirebbe allo Stato una rendita costante nel tempo, senza considerare tutti i risvolti di carattere economico, a favore dello Stato, risultanti dalla nascita di tante nuove aziende agricole.
È il momento di scendere in piazza e chiedere a voce alta che l’accesso alla terra sia per tutti e che i beni comuni siano gestiti come tali”.

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